5 competenze fondamentali per sfondare nel mercato del lavoro

ragazza salta di gioia

5 competenze fondamentali per sfondare nel mercato del lavoro

Il primo passo per trovare lavoro è capire come affrontare un colloquio in maniera vincente.

Per questo, abbiamo deciso di parlarti delle 5 competenze fondamentali per sfondare nel mercato del lavoro.

1. Sapersi vendere: la competenza della prima impressione

Spesso ci viene chiesto come sia possibile che dopo 10 minuti di colloquio, l’azienda abbia già idea del volere o meno assumere il candidato. Ci vogliono dai 3 ai 5 secondi per capire se la persona che abbiamo davanti ci trasmette sensazioni positive o meno… E in quei 5 secondi nemmeno parliamo! Non diciamo che studi abbiamo fatto né che esperienze abbiamo. Il sorriso, lo sguardo, la postura, l’abbigliamento, l’odore che abbiamo, il tono del nostro “Buongiorno” parlano di noi.
Sapersi vendere comprende una serie di competenze più o meno trasversali: in primis è necessario partire da un’attenta autoanalisi per saper leggere le proprie competenze, per poi sviluppare una buona parlantina spigliata che ci aiuti a trasmetterle all’interlocutore. Imparare a presentarsi in maniera appropriata a 360° è un ottimo inizio ed è già buona parte della nostra presentazione.
I consigli classici e intramontabili – come una bella doccia prima del colloquio e dei vestiti puliti – spesso innervosiscono i candidati che li reputano scontati e a volte offensivi, eppure le conseguenze di una doccia dimenticata sono all’ordine del giorno.
Vestiti puliti e in linea con la figura proposta, con la posizione per la quale ci si candida o in linea con il tipo di azienda: voglio fare il magazziniere? Mettersi in giacca e cravatta potrebbe non essere la scelta migliore. Sto andando in una prestigiosa multinazionale dove tutti sono sempre eleganti e impeccabili? Forse è meglio recuperare quella giacca..
Curiamo anche i nostri profili social: Facebook, Linkedin, Instagram nell’era digitale sono i nostri principali biglietti da visita.

2. Motivazione, proattività: la competenza della passione

La prima cosa che le aziende ci contestano quando vedono candidati (di tutte le età), che poi reputano non idonei non è l’esperienza, non è il titolo di studi, non è l’età.. ma è la motivazione. Le aziende amano i candidati che si dimostrano curiosi, attivi, che hanno spirito di iniziativa e che sono in aggiornamento continuo, amano vedere la passione. Perché? Perché il selezionatore riesce a visualizzarlo nel contesto di lavoro, riesce ad immaginare quella passione come motore e spinta vitale portatrice naturale di sviluppo anche per l’azienda.
La voglia di fare si evince tra le righe di quello che trasmettiamo ed è quasi impossibile da dissimulare: non basta un semplice “sono motivato e disponibile”, l’atteggiamento deve parlare per voi! Spesso la motivazione e la proattività si percepiscono ancora prima di fare il colloquio, già al telefono: la velocità di risposta, in generale, l’accettare di presentarsi ad un colloquio anche con preavviso di mezza giornata (o meno!), saper rispondere subito a una richiesta, dimostrare di aver curiosato nel sito, parlare del proprio futuro lavorativo con passione ed energia.

3. La cura che mettiamo nel lavoro: la competenza della professionalità

La passione per il proprio lavoro, la curiosità, il desiderio di apprendere e migliorare continuamente alimentano un’altra importante competenza: la professionalità.
La professionalità non è solo la capacità di svolgere la propria attività in maniera competente ed efficiente dal punto di vista tecnico, ma è strettamente dipendente dal bagaglio etico e personale del lavoratore. Significa mettere in atto comportamenti compatibili con il rispetto del lavoro: correttezza, integrità, riservatezza, trasparenza, credibilità, affidabilità, senso di responsabilità, saper mantenere gli impegni, aspirare a rapporti di fiducia con clienti interni ed esterni, ambire all’eccellenza. Sono tutte qualità legate più a “competenze soft” di spinta personale e di necessità interne, piuttosto che a “competenze tecniche”, richieste dall’esterno.
La professionalità è consapevolezza che stiamo facendo un’attività con uno scopo ben preciso: farla nel migliore dei modi possibili, per riconoscerci come professionisti non solo dal punto di vista tecnico (so fare il mio lavoro) ma anche personale (sono un professionista).
La professionalità sicuramente la si dimostra on the job, ma già da molto prima possiamo seminare degli indizi inequivocabili: per fare un esempio, arrivare puntuali al primo colloquio di lavoro farà pensare all’azienda che saremo puntuali anche nei contenuti. Non è solo una questione di rispetto degli orari di lavoro, è rispetto del tempo nostro, degli altri e dell’azienda. E’ sapersi organizzare, riconoscere l’importanza del rispetto delle scadenze. E’ strettamente correlato all’essere orientati all’obiettivo, al senso di responsabilità, alla cura che mettiamo nel nostro lavoro. Tutto questo si capisce da cinque minuti di ritardo? Eh sì.

4. Flessibilità: la competenza del non trovare scuse

Si parla sempre di flessibilità e tutti dicono di essere flessibili. Poi le risposte durante i colloqui denotano tutt’altro: “No, 20 km per andare a lavoro sono troppi”, “Vado a fare il colloquio solo se è in centro perché non so come muovermi fuori”,  “No, l’autobus non so dove prenderlo e poi dovrei alzarmi all’alba per arrivare in tempo”, “Non posso iniziare alle 8.00, sto cercando un lavoro dalle 10.00 in poi”, “Per mille euro al mese preferisco stare a casa”, “Non voglio fare uno stage, cerco un lavoro vero”.
La flessibilità non è solo: “Al colloquio dico che sono flessibile perché è quello che vogliono sentirsi dire”. La flessibilità è una forma mentis quasi impossibile da fingere perché la si percepisce anche nei modi di muoversi, di parlare, di approcciarsi agli altri.
Flessibilità significa adattarsi all’altro, essere in grado di mettersi dal punto di vista dell’azienda, non è “faccio tutto quello che volete perché sono flessibile” ma vedere le cose come le vede l’azienda che sta decidendo se assumermi.
Assumere una persona che dimostra flessibilità significa avere la certezza che si saprà adattare ai continui cambiamenti che il mondo del lavoro richiede. Significa trovare un autobus quando vedo che l’azienda non è a portata di bicicletta, anziché lamentarmi che non c’è lavoro.
Per questo flessibilità, adattabilità, voglia di fare, proattività, problem solving, sono facce di una stessa medaglia: “Chi vuole qualcosa trova una strada, gli altri una scusa”.

5. Lavorare con gli altri: la competenza di ascoltare

Immaginarvi come nuovo membro di un team, per chi vi sta selezionando, è naturale ed è la prova del nove che decreterà il vostro ingresso o meno in azienda.
“Ottime capacità di lavorare in team” non significa essere socievoli, simpatici, carismatici o andare d’accordo con tutti.
Collaborare significa impegnarsi nell’ascoltare gli altri, sapersi adattare all’interlocutore e non dimenticare mai l’obiettivo comune: l’azienda. Che sia il selezionatore o il vostro capo o un collega o un sottoposto, è fondamentale dimostrare di saper ascoltare.
Spesso ad un colloquio pensiamo più a parlare di noi piuttosto che ascoltare cosa l’azienda vuole da noi: pensiamo così tanto a dire il nostro nome che, dopo due secondi dalla stretta di mano, non sappiamo nemmeno come si chiama la persona di fronte a noi!
Creare e mantenere una buona rete di relazioni lavorative, saper essere parte di un gruppo che comunica efficacemente contribuisce a creare un clima vincente.