Nuovi posti di lavoro? Arrivano dallo Smart Working

Vi chiederete cosa significa Smart Working, e noi prendiamo spunto dalla definizione data dal sito lavoro.gov: “Lo smart working è una modalità di lavoro innovativa basata su un forte elemento di flessibilità, in modo particolare di orari e di sede. Il futuro dell’organizzazione del lavoro passa necessariamente da qui: lì dove il lavoro incontra le nuove tecnologie, infatti, nascono occasioni che non possiamo permetterci di ignorare e che ci portano a un importante cambiamento di mentalità.”

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Inoltre, numerose ricerche dimostrano che chi lavora fuori dell’azienda è mediamente più produttivo dei dipendenti che sono in ufficio (aumenti di produttività del 35-40%), si assenta meno (il 63% di assenteismo in meno) ed è sicuramente più soddisfatto, riducendo così il turnover aziendale che costringerebbe l’azienda ad investire risorse nella formazione di una nuova persona.

Non solo: una recente ricerca prodotta dall’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, stima
che l’adozione di pratiche di smart working in Italia potrebbe portare 27 miliardi in più di produttività e 10 miliardi in meno di costi fissi.

Quindi ridurre inutili costi fissi delle aziende per liberare risorse da investire in crescita e occupazione. Proprio a conferma di quanto detto, vi proponiamo i dati emersi da una recente ricerca svolta da Regus, fornitore globale di spazi di lavoro flessibili, attraverso la somministrazione di 44.000 interviste effettuate a manager e professionisti a livello mondiale.

L’87% degli imprenditori e dei manager italiani ritiene che sia prioritario ridurre i costi fissi della gestione degli uffici e degli spazi sottoutilizzati per poter liberare risorse da investire nella crescita e per creare nuovi posti di lavoro. E’ quanto emerge da una recente ricerca svolta da Regus, il principale fornitore globale di spazi di lavoro flessibili, attraverso 44.000 interviste effettuate a manager e professionisti in tutto il mondo.

E’ indubbio che le nuove modalità organizzative basate su concetti di lavoro agile, con attività che possono essere svolte da remoto senza la presenza fisica in ufficio, stanno diffondendosi in molte aziende anche del nostro paese e lo “smart working” non è più una semplice questione organizzativa del lavoro basata sulla flessibilità o finalizzata all’ottimizzazione dei costi delle imprese, ma assume un ruolo più ampio e strategico anche per l’agenda politica e sociale del Paese.

smart-workingL’84% degli intervistati italiani ritiene infatti che i governi dovrebbero contribuire a promuovere la diffusione di contratti di lavoro agile favorendo lo svolgimento delle mansioni da remoto (dove ciò è possibile) con modalità organizzative flessibili nei tempi e negli orari.

Secondo l’86% degli imprenditori e manager i governi dovrebbero incentivare il lavoro agile attraverso agevolazioni fiscali poiché lo ritengono uno strumento che può favorire la crescita del PIL e incentivare l’occupazione.

Per quanto riguarda l’occupazione femminile, il 78 % (media globale 83%) pensa che lo smart working possa favorire il rientro dalla maternità e il bilanciamento degli impegni tra attività lavorativa e la gestione dei figli, mentre per il 70% (media globale 59%) ritiene che modalità lavorative basate sulla flessibilità degli orari e dei luoghi dove svolgere la propria attività possono anche facilitare l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro e contrastare in parte il fenomeno della disoccupazione giovanile.

Mauro Mordini, country manager di Regus in Italia ha così commentato: “lo smart working può svolgere un ruolo determinante per stimolare l’economia e per far crescere l’occupazione, in particolare nel nostro paese. Attraverso la riduzione di costi fissi per la gestione rigida di uffici e spazi lavoro, spesso sovradimensionati e inutilizzati, le imprese possono così liberare risorse da reinvestire nella crescita e nell’occupazione. Grazie a modalità organizzative del lavoro che prevedono agilità e flessibilità si consente inoltre a molte persone, in particolare le mamme, di poter conciliare al meglio la loro vita professionale e personale e di poter continuare a rimanere nel mondo del lavoro e di contribuire allo sviluppo economico del paese nel suo complesso”.

Anche in un ottica di bilanciamento tra vita privata e lavoro, lo Smart Working, è senza dubbio di un modello che potrebbe essere utilizzato sia da lavoratori che professionisti che svolgono mansioni compatibili sia dal punto di vista operativo che di tempo; ovviamente in base all’accordo raggiunto con il datore di lavoro.

 

 

Fonte [http://www.datamanager.it]

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